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SIMEC - La moneta alternativa

4
aureliano
07-12-2001
01:38 PM ET (US)
Il 15 agosto 1971 il Presidente USA Richard Nixon dichiarò la fine della convertibilità in oro del frusciante dollaro e contestualmente quanto unilateralmente si affossarono gli accordi del 1944 sottoscritti dai paesi Occidentali a Bretton Woods. A qianto pare non si è appresa la lezione, fra l'altro la cosa era giè risaputa, cioè: l'oro aveva solo lo scopo di paludare, di occultare, di dare un fondale teatrale al pezzo di carta, al dollaro che valeva e vale solo ed in quanto lo si accetta, mentre, inconsapevolemte viene, dai più, dato per scontato che lo si accetta perchè vale. Il punto: se è vero, com'è vero che è la convenzione, da "cum venire", ovverossia che ci si mette d'accordo, si conviene che il dollaro, la lira, la sterlina, il marco, abbiano il valore che viene loro attribuito purtroppo, ripeto, inconsapevolmente, significa che solo la cultura di dominazione favorita e sostenuta dalla dominazione della cultura: si sa solo quello che si vuole si sappia, vuole ancora più o meno subliminalmente che ci si attardi ancora, dopo trent'anni dalla fine della convertibiluitè aurea del dollaro, a parlare di "valuta pregiata ", di riserve auree e di altre consimili leggende per persone frettolose che rinunciano a fermarsi un attimo per capire. di "attimi" dal 16 agosto 1971, or sono trent'anni, quanti ce ne sono stati per capire? Mi fermo qui perchè voglio vedere e leggere se qualcuno ne vuole sapere di più. Io, grazie al Prof. Giacinto Auriti, vero scienziato del Diritto, è da quel dì che che posso dire cosa sia la sovranitè monetaria ma non mi scrivo addosso se non vi è chi dimostri, non a me, ma a se stesso, di volerne saper non solo di più ma di sapere quello che dobbiamo sapere per non perdere tempo, peggio, per non credere di essere degli eroi andare a Genova.
Passo parola!
aureliano
3
SIMEC
07-01-2001
09:25 PM ET (US)
Caro Giuseppe hai pienamente ragione. Però alle tue riflessioni aggiungerei una considerazione.
Il "potere" ha la caratteristica di avere il "potere".
Scusami la ripetizione. Ma con questo voglio dire che chi detiene il potere è al disopra delle leggi, perchè fa le leggi. Io credo che coloro che detengono il potere politico sappiano sempre o quasi sempre quello che fanno. Cioè se decidono di fare un referendum su una certa questione lo fanno perchè sanno già come va a finire. Raramente rischiano sulla volontà della cosiddetta maggioranza. Anche quando sembra che perdano. Spero di essere riuscito a farmi capire anche se il ragionamento sembra un pò contorto.
Ciao
2
giquarto@tin.it
07-01-2001
02:05 PM ET (US)
Club “L’ Imprenditore”
Via Voltolina Meio, 30 Brescia tel. 030347099 fax. 030.3543696 – E-mail: giquarto@tin.it

Brescia, 29 giugno 2001.

Caro amico,

Le riflessioni svolte su un giornale provinciale da un ex senatore protagonista per molti anni della vita politica del nostro paese, in merito alla bocciatura irlandese dell’accordo di Nizza mi hanno lasciato stupefatto. Secondo l’esponente politico bresciano, infatti, la decisione emersa dal referendum sarebbe semplicemente il frutto dell’ignoranza e della cattiva informazione dei cittadini irlandesi.
Sono certamente convinto che il senatore sia persona colta e preparata, ma proprio per questo motivo non dovrebbe esprimere giudizi simili su un intero popolo che, in modo democratico, si è espresso in merito a questioni molto importanti per il suo futuro.
Questo episodio, però, è quanto mai rivelativo dell’attitudine con la quale i membri della classe politica (di oggi come di ieri) guardano al “popolo bue”, sempre da lodare quando li elegge ma puntualmente bacchettato sulle dita se “disturba il manovratore”.
E d’altra parte, perché mai i nostri governanti ci negano un referendum su queste stesse materie? Forse davvero ci considerano (come fa il senatore Pedini di fronte ai cittadini dell’Irlanda) tutti incolti ed incompetenti?
La mia opinione è che proprio su questi temi cruciali, destinati a condizionare pesantemente il nostro futuro e il nostro modo di vivere, sia del tutto sacrosanto e necessario chiedere direttamente ai cittadini il loro parere. Questo esigerebbe un ampio dibattito, con la presentazione dei “pro” e dei “contro”, e imporrebbe una maggiore consapevolezza sulle scelte che ora, con tanta leggerezza, stiamo assumendo.
Bisogna iniziare a domandarsi, infatti, se il centralismo europeo in fase di costruzione (con l’assommarsi di sempre nuovi poteri a Bruxelles) rappresenti davvero la soluzione di tutti i nostri mali. Bisogna iniziare a chiedersi, in altre parole, se affidando ad un governo europeo la gestione dell’economia del continente, il potere di regolamentare ogni cosa e il controllo sulla moneta si porranno davvero le premesse per migliorare la situazione o se invece, come pare più probabile, si stia aprendo la strada ad un potere lontano, fuori da ogni controllo e votato a giocare un ruolo sempre più attivo nelle aree calde del pianeta (coinvolgendoci in innumerevoli guerre “regionali”).
Indipendentemente da quella che può essere l’opinione di ognuno di noi sull’unificazione politica e centralista dell’Europa, quel che è importante sottolineare è che in molti altri Stati europei la materia è stata sottoposta a referendum. La classe politica si è sentita in dovere di far decidere in primo luogo al “popolo sovrano”.
In Italia le cose vanno molto diversamente. La nostra Costituzione, illiberale sotto molti aspetti, afferma in effetti che il cittadino non può esprimersi in via referendaria su questioni come i trattati internazionali ed il prelievo tributario, mentre proprio questi sono gli argomenti che a mio parere dovrebbero sempre e comunque affrontare il vaglio della maggioranza dei cittadini.
L’idea dei nostri uomini politici secondo cui i cittadini non capiscono o sono male informati (eccezion fatta quando li eleggono, ovviamente) è ridicola. In democrazia le opinioni si discutono e si contestano, ma solo per arrivare al momento in cui – una volta che il popolo si è espresso – ci si rassegna ad accettare quella che è stata la volontà dei più.
Questa è la vera democrazia.
Il problema è che i nuovi governanti dell’Europa di oggi sono così ossessionati dall’idea di controllarci e salvarci dalle nostre stesse cattive abitudini che non si fermano di fronte a nulla. Se la maggioranza di uno Stato decide che una decisione presa dall’élite politico-burocratica non va bene, allora gli elettori diventano subito ignoranti e male informati: e vengono rimandati a settembre. Solo i politici sono colti, saggi, anzi infallibili. Ma in realtà questo ceto di partitanti appartiene ad una nuova generazione di dittatori ideologici, gli Utopisti del Nuovo Ordine Mondiale, che punta ad unificare ogni Stato e guarda all’Europa come al primo passo verso la costruzione di un unico Stato mondiale, nel quale l’opinione pubblica non esisterà più o sarà comunque facilmente manipolabile da mass-media politicamente controllati.
L'ideale autenticamente liberale che noi europei dovremmo cercare di realizzare è quello di un’Europa senza barriere commerciali e culturali, che si preoccupasse solo di liberalizzare gli scambi, evitando quelle nuove leggi, quei nuovi regolamenti restrittivi e quelle nuove direttive spesso minuziose che limitano pesantemente le libertà dei cittadini. Non pensa il senatore che sia stata proprio questa crescente aggressione alle nostre libertà condotta dall’eurocrazia di Bruxelles ad avere aperto la strada al “no” dei liberi elettori irlandesi?

Giuseppe Quarto
Responsabile Club “L’imprenditore”
1
SIMEC
07-01-2001
10:18 AM ET (US)
Messaggio di benvenuto a tutti coloro che parteciperannno alle nostre discussioni.
Grazie

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