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"Seeing and saying things in English", 2006-07, for all 1st Year English minors

8
PBPerson was signed in when posted
14-05-2007
20:12 Rome
.

Anche Ester si chiede come identificare – e capire! – i valori culturali del suo doppio.

Solleva domande importanti che ci fanno vedere quante cose dobbiamo sapere – non solo della cultura del nostro doppio, ma della politica e dell'economia e del mondo in generale – per poter capire una persona nata e cresciuta in una realtà veramente diversa dalla nostra.

Le ho inviato una risposta che vorrei condividere con voi ma non voglio mettere la mia risposta qui sul sito del corso.

Il motivo? Nel toccare certe questioni politiche, sono stato molto esplicito. Se metto queste mie opinioni sul sito dell'Università, è possibile che qualcuno (fuori dall'Università, ben inteso) protesti.

Quindi ho messo i miei commenti sul mio sito personale. Chi vuole leggerli può cliccare qui sotto, per essere trasportato sul questo sito:

http://boylan.interfree.it/personal/612-chat.htm

ciao

p.


.
Edited 14-05-2007 20:19
7
PBPerson was signed in when posted
14-05-2007
01:01 Rome
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HERE IS AN EMAIL CORRESPONDENCE WITH DALAL
WHO HAD PROBLEMS IN DEFINING VALUES AND MAXIMS
FOR HER DOUBLE.

THIS CORRESPONDENCE CAN HELP YOU UNDERSTAND BETTER
HOW TO DEFINE VALUES AND MAKE MAXIMS
THAT REALLY CAPTURE YOUR INTERLOCUTOR'S CULTURE.

P

___________________________________________


volevo chiedere più chiarificazioni sul punto D nella lista delle cose che deve contenere il nostro report.

non hai capito perché c'è stato un errore. Ho scritto sul sito:
"Your report should contain the following information:
a. Your Italian Maxims & Counter-Maxims plus your double's maxims
b. What you saw and heard that was "strange"
c. The pressures you felt to conform
d. The values that (1) and (2) represent."

L'ultima phrase dovrebbe essere:
d. The values that (b.) and (c.) represent."


Se leggi l'Evaluation Sheet per il Group Leader, viene spiegato meglio.


Poi sollevi un problema più importante:
io ho scelto comunque un personaggio molto vicino a me [n.b. il cantante Matthew Bellamy, del gruppo rock Muse]

davvero? Matthew Bellamy vicino a te?

per i gusti musicali, sicuramente -- quel miscuglio di rock e romaticismo e cabalismo, ecc.

ma per il resto?

guarda, la musica di Bellamy piace a millioni di persone in tutto il mondo, dai giapponesi agli askimesi: tu sei uguale (o molto simile) a tutti loro, per il solo fatto che vi accomuna il gusto musicale?

tu sai benissimo che un ragazzo e una ragazza che si incontro ad un concerto di un musicista che amano entrambi, spesso si mettono insieme, magari si sposano, per scoprire poi che non vanno d'accordo in nessuna sfera al di là di quella musicale. lui magari è inglese puritano e ha paura del sesso e trova nella musica di Bellamy un mondo dove fuggire, lei invece è sensuale e rimane sempre insoddisfatta e trova nella musica di Bellamy un calore e una sensualità che le piacciano ma che non bastano. Lui magari parla in modo cosè diretto e (per lei) grossolano che offende spesso lei e sopratutto i suoi parenti, perché lei e la sua famiglia sono di una cultura dove la gente ama dire le cose con discrezione o in modo "indiretto", come diciamo in gergo interculturale,

poi potrei andare avanti per ore spiegando perché hanno tante difficoltà per capirsi -- che potrebbero superare con l'amore, non c'è dubbio, ma ci vuole un grosso sforzo. e non ci vorrebbe lo stesso sforzo se fossero davvero vicini l'uno all'altro sul piano dei valori culturali.

insomma non basta essere vicini sul piano dei valori musicali.

ecco perché ho dei dubbi che tu capisca realmente Matthew Bellamy -- capisci la sua musica per gli aspetti che ti piaccino e lei sue idee sul cosmo e sulle cospirazioni ecc., ma non lui. se lo spossassi, forse sarebbe un inferno come quello che ho appena descritto.

invece ci sono persone che potrebbero sposarsi con lui e intenderesi su tutti i piani subo. quindi tu non capisci Bellamy quanto loro. ecco tutto quello che voglio dire.

comunque, puoi sposare chi ti pare e se ami le lotte anche persone diverse. non è questo la questione.

la questionse è che tu sembri, dalle poche parole che hai detto, ILLUDERTI di capire una persona perché ha alcuni tratti in comune, proprio come faceva Caterina pensando di capire Benazir Bhutto solo perché entrambi amano la democrazia.

non basta.

quindi chiediti sinceramente. tu capisci Bellamy realmente? Tu sai come lui la pensa sul piano delle cose che ho detto, del puritanesimo o dei modi diretti di parlare o dell'indivualismo (che potrebbe scontrarsi con il tuo spirito collettivista) e via discorrendo? Tu sai tutte queste cose?

probabilmente no. quindi devi indagare sulle sue radici culturali, cercare di amare in lui anche le cose che nonrmalmente non ameresti, POI puoi dire di conoscerlo. culturalmente. e neanche psicologicamente perché questo richiederebbe un altro indagine, che esula dalle finalità del nostro corso.

dove trovare tutte queste informazioni su di lui? te lo spiego dopo la lezione. ma il fatto che non lo sai è segno che probabilmente ti ILLUDI.
ti sei accontentata di un'immagine.

bada bene, io non sono contro le amicizie tra persone di culture diverse, anzi!! ma dico che è molto lavoro e che fallisce se la gente pensa subito di capire tutto, semplicistamente perché amano la stessa musica o lo stesso sport o qualcosa del genre.

il nostro corso vuole fare in modo che, quando usi l'inglese in situazione interculturale, tu sei esercita a capire realmente l'altro, cogliendo i suoi valori e facendoli tuoi per un po' di tempo..


Comunque, tu prosegui dicendo che le massime che hai escogitato fin qua non sono servite a nulla:
le persone che mi conoscono non notano le stranezze che faccio perchè sono molto lunatica di caratterte...

forse.

oppure forse quello che ho scritto sopra è la spiegazione.
non sei diventat per niente Bellamy.

sei diventata solo la parte musicale e ideale di lui (le sue teorie sui complotti, ad esempio) ma non la parte in carne e ossa quotidiana. quindi hai cambiato poco. quindi hai dato ai tuoi amici e parenti poco da notare.


Poi aggiungi
ecco perchè vedo che questo compito è difficile:


è difficile perché ti devi porre il problema di conoscere realmente un'altra persona al di là dei tuoi schemi mentali prestabiliti.


so che dobbiamo essere il nostro doppio "culturalmente" e ciò non ha molto a che fare con il carattere... le massime culturali le costruisco da capo sul modello di Beamer secondo i parametri che ci sono.

è vero, i parametri di Beamer sono astratti. ma bisgona renderli concreti. lei parla ad esmpio di culture indirette e dirette. questi termini sono molto astratti, no?

invece io ho appena dato l'esempio di come fare per renderli concreti: pensare a situazioni di conflitto. immaginiamo che Bellamy, anglosassone, è diretto e che tu, Mediterranea, sei indiretta. Ebbene lui rischia di offendere i tuoi parenti chiamandoli subito con i lloro nomi (Ciao Luigi, ciao Pina), dandoli un colpo sulla schiena come spesso facciamo per dire ciao, chiedendo loro quanto guadagnano come facciamo spesso noi, ecc. ecc.

vedi? se pensi ad una situazione, allora capisci subito come il valore culturale diverso potrebbe generare incomprensioni e astio.


ciao

p

.
Edited 14-05-2007 02:40
6
PBPerson was signed in when posted
14-05-2007
00:32 Rome
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HERE IS AN EMAIL CORRESPONDENCE WITH DANIELE
THAT MAY INTEREST ALL OF YOU. IT CONCERNS:
-- A REAL-LIFE EXAMPLE OF ACCOMMODATION THAT WORKED!
-- DEFINING A PERSON'S CULTURE IN AN EPOCH IN WHICH
   MANY PEOPLE ARE MULTICULTURAL.

--------------------------------------------
.
 

Hi, Daniele,

you ask some good questions. And hard ones to answer.


you write, about your experience as a waiter in a restaurant when you served some French guests:

at the end i proposed them a dessert (was talking in fluent French,i ve been working there) and she asked me is it nice the millefoglie,from my mouth came out natural " c est un truc de uof" (don't know write french)

tu l'as écrit parfaitement. (Truc-de-ouf : Désigne une chose peu commune, qui dépasse l'entendement. C'est un truc de ouf !
Dans un slang standard on dit: "truc de fou" = something out of your mind, fantastic)
Mais en verlan on dit "fou" à l'envers: "ouf"


You continue writing:
insted to say a truc de fou....( Verlan )....and she started to smile a lot....she said, may be is to heavy.......i said again without thinking (bit rudely) c est normal la bouffe italienne c est comme ca.....its heavy but really nice....in that moment she stopped me and aske me, how do you know this words, sure you v been in France or you know many French people....Yes i said....from that moment, they started to smile me, talking ,they were interested, they accepted me.....just with two words i broke this big wall in front of us.

yeah, that's called a "comunicative breakthrough."

like happend to you with the English fellow,

similar, yeah.

you got YOUR breakthrough by using Verlan (truc de ouf), which only someone who has lived in France could know. So you presented yourself as an insider. And they accepted you as an insider.

But watch out! If you continue using slang expressions, some French people will be irritated. They love their language and hate to see it abused. Especially by a foreigner (=you).

But one slang expression is OK -- just enough to establish yourself as an insider, not too much to degrade the language.

(Of course, if the people were rappers from a Paris suburb, then you could use all the slang you want!)

My case as similar to yours, although a little different,.

I established a breakthough NOT by signalling that I knew local slang, but by signalling that I shared a common value -- the value of RESERVE when speaking. Many Americans don't have that value and especially in sales departments they exaggerate everything and demonstrate an incredibile enthusiasm... that an ordinary Englishman finds false and in any case not reserved.

So by saying that I find that way of talking "extenuating", I demonstrated that I shared a British value.

My breakthrough was at the level of shared values.

Your breakthrough was at the level of shared linguistic code.

Mine ws more profound, but yours was sufficient to create a bond.

You continue:
Two English people; i used words like "sorry today i m miles away" " he is taking the mikey".......same reactions.

right! for the same reason.


By the way not everybody asked me questions but i could see the difference...Even with Spanish!!!!!!!!now i have to try with Chinese(not so good yet).

Chinese? Watch out!

I mentioned in class that most Japanese people do NOT like foreigners who imitate them, so will be displeased if you use slang terms in Japanese.

The Chinese are different, especially if they are from a big city. But many share the Japanese attitude, especially if they are upper class. So observe them carefully. If they make NO SIGN of emotion, they are probably displeased and are keeping their displeasure to themselves. So in that case, DO NOT INSIST. If, on the other hand, they laugh and encourage you to continue, do so...with moderation, however.

You ask:
If i want to speak with Canadian for example, and i never been there, and i don t know their values,what should i do????

nothing. you can only talk CONVENTIONALLY and experiment occasionally.

The last time you said we have to get information!i understand this, but you can t find this kind informations on the net, or wrote down in a book;

You can find this kind of information on web sites like:
http://www.global-excellence.com/forum/itf.html Unfortunately this one doesn't list Canada among the countries it describes. I don't have time now to search. You might try:
http://www.dialogin.com/ Take out membership and click on Forums. Maybe someone has described Canadians. Or Click on Articles, mayhe someone has written about Canadians.

I know you been several years in France, so you know how they act, their way to think, what they like and dont...but if i m not there, if i don t try personally, should i do what???? Antropology maybe????

yes. Even if you find printed information on the web, it may be inexact.
So you always have to do anthropology (or, more exactly, ethnography).
You have to formulate a hypothesis about possible values and then ask the right (indirect) questions to discover if your hypothesis is correct, just as we did in our Tasks.

Then you ask a really important question:
if i found somebody, born in Canada and after raised in different countries, Italy first and Spain after...Does this person carry values from different places???

yes, he will certainly be multicultural.
in today's world, you will meet more and more people who are multicultural. So there is no single description that fits. They are a mixture of various descriptions.

What should you do? Read about the various possible influences they have had in their life and then...
use the ethnographic method I just mentioned.

The last question, but more i think on it, more gets complicated!!! If this person born in Japan, at the age of 12 must leave is country and come to live here in Italy ( Mother Italian, Father Japanese)....He will be individualist?collectivist? what values will accept ? Two culture totally different!!!!

He will have a problem. There is an immense literature (called "post-colonial literature") made up of autobiographies in which the author talks about the cultural conflicts inside of himself. For example, Kureishi, an Anglo-Pakistani living in London and now a famous author.


Accepting one, will automatically refuse the otherone???

Unfortunately that is what often happens and it causes psychological problems (negation of part of one's parential identity, in some cases).

So the real solution is to find a CREATIVE MIXTURE, a THIRD SPACE between the two cultures. That is what Kureishi tried to do.

Hope I have answered your questions,.

P

.
Edited 14-05-2007 00:41
5
PB
17-04-2007
18:06 Rome
.
(Teresa, for task 4, prepared a (in her opinion) a "qualitative" interview to test for Individualism, with questions like "Do you eat alone?" This is the comment I wrote to her upon reading her report and listening to the interviews. THIS IS ONLY MY OPINION AND IS NOT MEANT TO INFLUENCE THE OPINION OF THE GROUP LEADER WHEN GIVING A MARK.

hi,
I just listened to your interviews and found them interesting
but one thing: you wrote in your report that you conducted a
"qualitative"
interview. This is not true. You conducted a QUANTITATIVE
interviews.
why?
not because your questions asked for numbers (they didn't) but
because
your questions asked for pre-determined discrete entities as
responses.

let me explain.

"do you eat alone?"
this question has two pre-determined discrete entities: yes or no.
they are not numbers. but since they are discrete entities, you can
make
a statistic with them: "30% of the people said yes, 70% said no."

So you see? With quantitative interviews, you "metti i tuoi intervistati in una
gabbia", they can only say yes or no.

With a qualitative question, you have NO IDEA of what their answer
is.
You do NOT have pre-determined possible answers. And their
answers are
not discrete entities, but flowing descriptions.

example:

"What is 'eating' for you?"
Your interviewee can say:

"for me it's a chance to be with friends, to communicate face to face and through food, because food is a means of communication, too,"

or "for me it's a necessity to do as quickly as possible and then move on to things that are really worth while"

or many other things you may never have thought of-

Do you see the difference now between qualitative and quantitative
interviews?

chow

p
4
PBPerson was signed in when posted
09-04-2007
13:38 Rome
.

Ciao Heba, (e ciao agli altri membri del gruppo L, a cui mando per conoscenza),

(e perché la discussione sui voti è un tema centrale del corso, mando anche a tutti i gruppi -- ti ho chiesto, Heba, se potevo, non hai detto di no, quindi spero di interpretare bene il tuo silenzio come assenso,)


anzitutto, dico che hai fatto bene a scrivere. se hai sentito di dover contestare il voto che hai avuto all'esonero orale, hai fatto bene a farlo, perché anche se non sono d'accordo con tutto quello che scrivi, il tuo gesto ci da la possibilità di capirci a vicenda.

Non so se qualcuno ti ha detto invece il contrario. Forse una compagna del corso ti ha telefonato per dire, con voce concitata:
"oddio! oddio!! ma cosa hai fatto, mica puoi contestare un prof, ti boccerà poi, non dovevi dire niente, bisogna accettare quello che fanno i prof perché hanno il coltello dalla parte della manica!!!!!!!!!!! Dovevi stare zitta!!!!!!!!!!!!!! Aiuto!!!!!!!!!!!!!!!!!!"

La mia risposta a queste supposizioni:

Balle!

Anzi, apprezzo il tuo spirito contestatore, anche se vorrei che lo facessi in modo più efficace, meno "zappa sui piedi". mi spiego meglio più avanti.

e già che stiamo facendo l'elogio di chi contesta (costruttivamente), comincio facendoti una contestazione da parte mia.

Giustifichi l'importanza che dai al voto (anche 1 solo punto in più conta) scrivendo:
"Lei ha ragione dicendo che non è il voto a dire quello che realmente so, ma è vero pure che chi avrà 100 avrà più proposte di lavoro di un altro che avrà 80."

Mah! Non sono mica d'accordo. E sono in stretto contatto con il mondo del lavoro. Chi va avanti in una società collettivista come l'Italia (complessivamente) è colui o colei che ha parenti, amici, insomma persone che lo/la presentano. Non c'è neanche bisogno a volte delle raccomandazioni vere e proprie, basta che qualcuno lo/la presenti.

Va avanti in seconda battuta colui o colei che sa fare, non importa se il voto alla laurea è 100, 105 o 95. Naturalmente gli uffici Risorse Umane si diffidano di colui che si laurea con 66 (il minino assoluto possibile), vuol dire che egli non ha fatto quasi nulla. E naturalmente apprezzano colui o colei che ha 110 e lode, vuol dire che fa parte del sistema, sta al gioco, fa puntigliosamente quello che il sistema dice di fare all'università e quindi probabilmente farà così con loro. Inoltre è sicuramente una persona culturalmente preparata (seppure non sul versante lingue, ahimé, nel caso dei laureati in lingue) e questo potrebbe tornare utile all'azienda, forse. (Molti studenti 110 e lode lo sono non per arrivismo, ma semplicemente per passione per lo studio, solo che di questa motivazione gli uffici Risorse Umane tengono poco conto.)

Ma nella vasta zona che va tra, poniamo, un 105 e un 95, dove si collocano la stragrande maggioranza dei laureati, per un ufficio Risorse Umane c'è poca differenza. Una laurea ne vale l'alta.

Quindi inutile agitarsi per un punto. (Dico agitarti perché hai preso
2 punti su 5 massimo all'esame orale, se avessi preso 3 non avresti detto nulla, vero?). Perdi tempo a preoccuparti per un solo punto di un solo esercizio quando il tuo voto per il corso dipende da 8 valutazioni (per i
5 tasks e 3 esami). Insomma se fai veramente bene il task #4, tale da meritare un 4 anziché un 3, hai già riguadagnato quel punto perso.

E riflettici: si tratta di UN SOLO punto di UN SOLO esercizio tra 8 per UN SOLO delle 3 componenti del corso (Modulo 1, Modulo 2, Esercitazioni Lettori) di UNO SOLO dei 20 (dicesi 20) e più esami per la laurea. Quindi quel punto in più o in meno non si vedrà più quando si arriverà a fare il calcolo per la laurea. Sarà la differenza tra, poniamo, un 95,00001 e un
95,00002 (che valgono 95 entrambi).

Poi, come dicevo, se non arrivi a 110 (con una media del 29), un
95 vale un 96, un 97, un 98, un 99, un 100.

Quindi a mio avviso NON è vero quello che scrivi, ossia che "chi avrà 100 avrà più proposte di lavoro di un altro che avrà 80." Non è così. Prima perché quel punticino non farà la differenza tra 80 e 100 alla laurea, e nemmeno fra 80 e 81. Secondo perché gli uffici Risorse Umane vogliono vedere quello che sai fare, se sai costruirti il sapere che serve per un determinato posto, etc. e NON il voto della laurea e tanto meno il voto dell'esonero orale dell'esame di una delle tre componenti del corso di Primo Anno di Lingua Inglese. Nessuno saprà mai di quel terribile
2 su 5, che non è stato un 3 su 5, il 4 aprile dell'anno 2007.

Insisto su questo punto, Heba, mica per te soltanto, ma perché molti altri studenti (ad esempio, Leila all'ultima lezione) hanno la stessa preoccupazione. E chi ragiona così si rovina la propria vita e il proprio futuro.

Preoccupandosi del voto, gente così perde di vista se si sta formando realmente o meno. Perde di vista se il corso vale la pena o meno. Perde di vista se il testo che leggono vale la pena approfondire o meno.
Insomma, volendo accumulare voti, danno importanza a tutti i prof, a tutti i corsi, a tutti i libri -- "da prendere per forza sul serio"
(dicono) per avere un voto alto -- e finiscono non sapendo distinguere tra il sapere vivo e il sapere morto. Divengono zombie. Zombie 110 e lode.

Quindi infischiatene. Ma NON infischiarti di quello che stai imparando o non stai imparando. QUELLO devi assolutamente preoccuparti. Non ti deve preoccupare il punto in meno avuto all'esame ma ti deve invece preoccupare -- e assai! -- il corso mal fatto che non ti da nulla, il prof che non prepara la lezione o che non ha niente da dire oltre il libro e quindi che ti fa perdere tempo venendo a lezione. Ecco quello che potresti utilmente contestare, se non fossi così preoccupata per il voto.

Non solo ma potresti contestare anche te stessa che passi tanto tempo a chiacchierare con persone che non valgono neanche la metà di un buon autore, e certamente non ti formano come ti potrebbe formare un buon libro. Perché anche questo atteggiamento contribuisce a far si ché diventi la solita "laureata impreparata" (il tipo di candidata che gli uffici Risorse Umane cercano di scansare, ma non affidandosi ai voti, bensì con metodi di verifica propri).

"ma come?" starai esclamando a questo punto. "mica ci stai dicendo di mollare gli amici e diventare una monaca dedita allo studio??!??!?"

Certamente no. Non dico di mollare tutti gli amici, ma di mollare quelli superficiali, che non sono neanche amici, se ci rifletti bene, quelli con cui ti vedi solo per avere compagnia. Se elimini le fughe da te stessa di questo tipo (nonché i programmi Mediaset i cui canali dovresti togliere dal tuo telecomando) vedrai che ti ritrovi con un sacco di tempo. E così, con il tempo guadagnato, potrai prendere sul serio lo studio ancora di più. Avrai tutto il tempo che serve, nel fare un Task, per andare a ricercare una parola del testo che leggi, di cui non conosci perfettamente il significato. O per andare in Internet per documentarti su un'allusione nel testo che leggi... Proprio le cose che chiedevo all'esame, per capire chi ama studiare e chi invece fa il minimalista.

Quindi fai bene a contestare, sì, Heba -- ma a contestare i corsi che non vanno, i prof che non vanno, le lezioni che non ti formano realmente, fai bene a contestare anche te stessa che sciupi il tuo tempo, ma i voti NO! contestare quei piccoli miseri numericini, MAI!

Perché, vedi, Heba, i voti sono zuccherini che i prof danno per coprire il fatto che il loro corso magari non vale niente, intanto se danno tanti zuccherini (voti) la gente non si lamenta perché interessata solo ai voti e loro possono andare avanti così.

del resto, anche se un prof dà voti bassi, ottiene lo stesso risultato (se la gente si lamenta per avere un voto più alto). perché così facendo, la gente da credito al corso e a ciò che viene verificato in sede di esame.

i voti sono sonniferi della mente, ricoperto di zucchero. Non ti lasciare drogare da quella roba. e, per favore, educhi i tuoi genitori in tal senso.



Ora per la sostanza della tua contestazione,

scrivi:
"non credo che sia stato un voto deciso nel modo corretto perché non si può giudicare un esonero orale in soli 5 minuti."

sono d'accordo. gli esami sono sempre arbitrari. non posso giudicarti equamente in 8 minuti 45 secondi (ti ho mandato la registrazione della vostra conversazione, la durata è quella, puoi cronometrarla).
Ma anche se fosse stata 2 volte di più, 16 minuti come gli altri gruppi (in media), il mio voto, quale che sia, sarebbe stato ugualmente arbitrario. Perché non è assolutamente possibile sapere quello che sa uno studente con una o due domande a casaccio. Soprattutto se ricercatissime, come al nostro esonero orale (ma c'è un motivo che spiega perché faccio domande ricercatissime, come vedrai leggendo quell'altro testo per l'esame finale, "Il Perché degli Esami").

Comunque per legge devo fare un esame perché rilascio un titolo. Si potrebbe fare diversamente, a patto di lottare per cambiare i regolamenti, ma i principali interessati (voi studenti) li accettate per tradizione, non aprite bocca e, soprattutto, non immaginate metodi di valutazione alternativi. Contestate di non aver avuto un punto in più, ma non il sistema degli esami. E quindi nei consigli devo star zitto se dico le cose che ho scritto nel testo "Il Perché degli Esami", i colleghi mi dicono "basta con questi discorsi, sei solo tu a dire che ci sia un problema, agli studenti interessa solo il voto".

Beh, che ti debbo dire? Contenti voi...

Ed ecco perché quella lunga tirata all'inizio di questa email, chiedendoti di riflettere su COSA contesti (un altra volta, semmai, parlerò del COME lo fai, ci sarebbe da ridire anche su quello). Perché a me sembra che con il tipo di contestazione che fai, stai dalla parte dei professori, non degli studenti. consenti ai professori di dire nei consigli quello che ho appena riportato. dando credito ai voti, sorreggi il loro potere.
accetti tacitamente il sistema.


scrivi:
"Il mio gruppo, L, è stato l'unico gruppo che ha dovuto svolgere l'esonero in così poco tempo mentre altri gruppi hanno avuto un tempo minimo di 15 minuti fino ad un massimo di 30 minuti."

è vero. ma ti assicuro, anche in quelli due esami da mezz'ora, i voti erano ugualmente ingiusti. mi accorgevo -- mentre letteralmente sparavo i voti alla fine -- che almeno in certi casi erano ingiusti. Solo che non sapevo quello che sarebbe stato giusto e non c'era il tempo per fare ulteriori domande.

comunque non mi arrendo al sistema degli Esami e dei voti. devo fare un esame orale con un voto? bene, lo faccio. ma...

ma lo faccio diventare insignificante, contando tutti i miei esami messi insieme (i due esoneri più l'esame finale) per solo un terzo del voto finale. I due terzi li gestite voi studenti in base alle attività che fate. Quindi se non avrai un buon voto finale, te la dovrai prendere con te stessa, che avrai fatto le 5 attività con meno impegno di quanto potevi fare.

scrivi:
"Lei predica dicendo che il sistema italiano è sbagliato quando in realtà lei oggi è stato il primo a non rispettare noi studenti"

ti prego, Heba, non mi mettere parole in bocca. non ho mai detto "italiano" o "sbagliato". ti spiego subito perché.

il sistema non è italiano, è mondiale. per fortuna ci sono delle sub-culture "alternative" all'interno della diffusissima cultura mondiale del Voto -- e ce ne sono sempre state: leggi Socrate (antico Grecia), Agostino (l'Africa dopo l'impero romano), Rousseau (la Francia del '700), Piaget (la Svizzera ai nostri giorni) per nominare solo 4 autori. E non si tratta di teorizzazioni e basta. Le idee che oggi chiamiamo "insegnamento costruttivista" sono stati messe in pratica, e da sempre, anche in Italia da Maria Montessori (inizio '900), da Lorenzo Milani (metà '900), Danilo Dolci (fine '900), ecc. quindi anche l'Italia ha avuto e ha le sue correnti alternative, in mezzo ad un consenso generale per gli esami e per i voti, come dappertutto . Quindi non si può dire che il problema sia un problema "italiano". E non lo dico.

poi non dico che il sistema tradizionale sia "sbagliato". anzi, dico che è ottimo, azzeccato, perfetto, per ottenere i risultati a cui mira:
--TRASMETTERE conoscenze (anziché farle costruire dagli studenti),
-- INCULCARE nozioni (anziché abituare gli studenti alla ricerca di risposte a domande che imparano a porsi),
-- SOTTOMETTERE gli intelletti e le volontà ad un ordine gerarchico di sapere e di autorità (anziché farli diventare, come voleva l'umanesimo --
quello vero -- gli arbitri dello scibile umano e pertanto eticamente responsabili del sapere che creano per se stessi e per gli altri.)

in altre parole, non dico che il "sistema" sia "sbagliato", anzi, se il sistema attuale fosse davvero contrario a ciò che vogliono i ceti dominanti, sarebbe stato spazzato via da tempo. invece perdura, quindi per loro è perfettamente funzionale. e che cosa vogliono i ceti dominanti?

i ceti dominanti vogliono -- com'è naturale, come vorresti probabilmente te se TU fossi un'imprenditrice, un Prefetto, un'azionista o una finanziatrce, una proprietaria terriera, ecc .-- persone intellettualmente capaci ma subalterni ed arrendevoli, perché così ti lasciano comandare. ed è proprio questo ciò che formano le università "moderne", ridisegnate nell'800: funzionari delle sovrastrutture capaci ed arrendevoli -- da giovani impauriti del voto, divengono impiegati impauriti del rimprovero o del licenziamento, ecc., pronti a far tutto quello che viene richiesto.


in questa ottica, NON dico che il sistema sia sbagliato: è perfetto (dato le sue finalità). Ma dico che quelle FINALITA' sono contestatili sul piano politico, poiché contribuiscono a creare una società sono apparentemente democratica. in pratica, è una questione politica: che tipo di società (e quindi che tipo di rapporti nell'università) vogliamo?

quindi, cara contestatrice, attenta alle parole che mi attribuisci. riporta fedelmente il mio pensiero, non travisarlo -- (1.) non dico che il problema sia "italiano", è mondiale. (2.) non dico che il sistema "sbaglia", ecco perché non propongo di aggiustarlo con questo o quel rimedio -- dico che sbagliano i ceti dominanti della nostra società che, per non avere problemi, vogliano una università formatrice di intelletti subalterni. in sostanza, per me sono quei ceti dominanti che "sbagliano", sono loro che vanno cambiati. e si può lottare per cambiare loro facendo cambiamenti dentro l'università, cambiamenti che diano una chiara visione della società diversa in cui vogliamo vivere.


ora basta con le precisazioni. arriviamo alla sostanza.

per rispondere all'addebito che mi fai, sì è vero, non ho rispettato i tempi e quindi il tuo gruppo ha avuto meno tempo degli altri durante il suo esonero orale.

non ho calcolato i tempi usando il cronometro (che pure avevo portato ma che ho scordato di tirare fuori) in modo da fare ogni gruppo negli 8 minuti che il tuo gruppo ha avuto. (8 minuti per 15 gruppi fa 2 ore in tutto, la durata prevista). Mi dispiace.

tecnicamente non siete stati "penalizzati" in assoluto perché in assoluto avevo previsto 8 minuti per gruppo e 8 avete avuto. Ma è anche vero che gli altri gruppi hanno avuto 2 o 3 volte di più.

Inoltre, eccedendo con loro, vi ho fatto aspettare fino alla chiusura della facoltà. (e ho perso un film per il quale avevo un appuntamento). Che vuoi fare, sono uno sregolato. Ti chiedo scusa.


"ci ha fatto aspettare fino alle 20,"

vedi sopra


"e già è una cosa inaccettabile, per farci un esame di 5 minuti e accontentarci di un 2/5. Le sembra giusto?"

8 minuti 45 secondi e poi per il voto vedi sopra.

"Perché quando alle ore 17 si è accorto che eravamo in ritardo, perché lei stava ancora al gruppo D, non ha rimandato gli ultimi gruppi direttamente al 16 aprile AMMETTENDO il fatto che non ce l'avrebbe fatta a fare l'esame a tutti?"

L'ho detto, evidentemente era fuori l'aula. Ho detto che i gruppi che volevano pazientare, potevano passare in giornata, anche a costo di fare l'esame nella mia stanza alla chiusura delle aule. gli altri potevano presentarsi il 16 aprile, in quanto sposterò l'inizio del secondo modulo al 18 aprile. il tuo gruppo non l'hai sentito, evidentemente.


poi concludi scrivendo:
"Comunque non sto a raccontarle minuto per minuto la giornata di oggi perché anche lei sa come è andata dato che era lì presente, quindi aspetto una sua risposta con la speranza che lei si faccia un esame di coscienza e si renda conto di quanto sia stato ingiusto nei confronti di TUTTO il gruppo L!"


Mi sono fatto un esame di coscienza e, riconoscendo la disparità di trattamento (meno tempo degli altri gruppi) posso offrirvi questa soluzione -- se volete: potete ridare la prova il giorno 16.
E passare per primi. Con 20 minuti d'orologio a disposizione.

Vi va?

Ora immagino di nuovo quella vocina concitata che ho imitato all'inizio di questa lunga email. quella amica che, panicando, sta probabilmente dicendo: "oddio! oddio!! ma se ci ripresentiamo, e per 20 minuti interi, quello lì ci boccia, si arrabbia e ci boccia, no no no no, sta attenta ci boccia."

La mia risposta alla vocina è la stessa che ho detto all'inizio:

Balle!

Quindi vedete un po' voi.

Ciao e buona pasquetta.

P


.
Edited 09-04-2007 13:54
3
PBPerson was signed in when posted
08-04-2007
01:03 Rome
.

ciao valerio,

siccome la tua email potrebbe interessare tutti, ti rispondo e mando una
copia a tutti quelli del nostro corso.


Hai scritto il / you wrote on (Fri, 6 Apr 2007 15:26:06 +0200):
___________________________________________________
>Volevo un chiarimento sullo svolgimento del task 4 da
>presentare per il 16 aprile.Nella sezione "research task" ci viene detto
>di scrivere un "report about knowledge you got";ora,il report in
>questione dovrà essere un ethnografical report dettagliato come nel task
>3,

sì. Anzi, PIU' dettagliato e lungo, perché devi dirmi come hai raggiunto
le conclusioni alle quali, se tutto va bene, sarai raggiunto. Cioè in
base a quali segni rivelatori dei tuoi interlocutori (parole ma anche
espressioni faciali, gesti, intonazione, ecc.), facendo trascrizioni se
sono parole o intonazioni, oppure dando le indicazioni di body language
che ti sei esercitato a dare facendo l'Appendice B di "How to Interview".


>o semplicemente un report riguardo all effettiva conoscenza che
>abbiamo dell'altra cultura?

non basta.

in fondo, tutti possono sparare conclusioni. uno studente universitario
o un ricercatore, invece, li documenta.


>In poche parole dovremo anche scrivere body
>language,the interviewed answered X to question Y ecc.

se ha contribuito a formare in te l'opinione che ti sei fatta, sì,
indicali. purtroppo, non tutti potranno videoregistrare i propri
colloqui, quindi non so se io sarei d'accordo con la tua interpretazione
avendo visto i segni che tu hai rilevato. ma se indichi bene a parole la
smorfia o la postura ecc. probabilmente capirò e sarò convinto, come te.


> o dovremo
>passare direttamente alle conclusioni e autocriticarle?

no! scrivere in modo scientifico vuol dire dare al tuo avversario o al
tuo critico o al tuo lettore, tutte le armi necessarie per scoprire dove
ti sei sbagliato. quindi devi documentare come hai raggiunto le tue
conclusioni, spiegare le tue ipotesi, ecc.


>Un ultima
>cosa:ieri sono andato nei dintorni di piazza vittorio a cercare qualche
>soggetto da intervistare appartenente all'outer circle e in 3 ore NON
>sono riuscito a trovare UN SOLO negoziante o passante disposto a farsi
>intervistare!Ho provato a essere il piu' accomodante possibile ma nulla
>da fare!

hanno paura che tu sia della questura (pochi sono in regola), quindi non
puoi approcciarli direttamente, tanto meno con un registratore in mano.
un buon sistema è di trovare qualcuno del posto che loro conoscono, un
negoziante anche italiano o bengalese o quello che sia, spiegarti con lui
e poi lasciare che lui ti presenta al cliente. su internet trovi, ad
esempio, la communità cattolica filippina -- parli col prete e lui ti
spianerò la strada. oppure va al ristorante indiano di via cavour (si
mangia bene!) e parlare con la proprietaria, che dirà sicurametne ad uno
dei camerieri di dedicare qualche minuto a te (se viene mentre
apparecchiano PRIMA della cena o dopo il pranzo). ecc. ecc. Invece
Chiara ha cercato un Giamaicano in un locale dove fanno musica, quindi in
quanto avventrice, lei non aveva bisogno di presentazioni, era di casa e
in un rapporto paritario. Ma quello che le ha parlato al locale, forse il
giorno prima per strada non le avrebbe detto una parola.

Nelle culture collettiviste il passare tramite un intermediario è un
principio che dovresti adoperare anche se non si tratta di persone non in
regola con il permesso di soggiorno. Anzi, l'Italia è una cultura
collettivista e quindi io pratico questa strategia normalmente qui: se
vogio fare una ricerca sulla didattica delle lingue, non busso mica alla
porta dei prof de La Sapienza o di Tor Vergata per sapere
come loro insegnano l'inglese, parlo con il direttore di Lingue a queste
università o anche con un lettore (che è "di casa" lì, per quanto un
subalterno) e chiedo a queste persone che mi presentino i loro colleghi,
che altrimenti sarebbero molto difensivi nel dovermi dire quello che fanno
in aula.

In una cultura più individualista, puoi intervistare la gente comune
direttamente. E siccome tutte le culture sono intrise di sub-culture, lo
puoi fare anche in Italia, in certi strati sociali e soprattutto nelle
grandi città del Centro/Nord, poiché in queste sub-culture l'Italia sta
diventando sempre più individualista -- non tanto per l'influenza
americana, quanto per il modo di lavorare e di rapportarsi introdotto con
il capitalismo rampante, quello di oggi. Ma il discorso sarebbe lungo,
tagliamo.


>Addirittura uno è quasi scappato credendo fossi un poliziotto o
>qualcosa del genere,so che sembra uno scherzo ma non lo e' anzi e'
>stato piuttosto frustrante.

cerca di capirli, puoi saprai cosa dire e come comportarti.

>Mi rimetto alla sua clemenza

"clemenza"? mica sono un re.

>e a quella del
>group leader se non riuscirò a trovare una persona dell'outer circle ma
>le assicuro che le ho provate tutte,evidentemente non ispiro troppa
>fiducia alle persone:

mah! è una questione di esercitazione. probabilmente quando abbordavi le
ragazze per strada da pischello, le facevi fuggire ugualmente, poi hai
imparato cosa dire, come comportarti.


>Cercherò' di fare bene gli altri due report in
>modo da non prendere 0 punti,purtroppo non ci sarò fisicamente per la
>prossima settimana quindi no mi sarà proprio possibile completare il
>task al 100%.

Non sarò severo per la scadenza del 16 perché voglio che tu (e gli altri)
facciate un buon lavoro. Il problema è che nel secondo modulo abbiamo
pochi lezioni per imparare ad immedesimarci in una persona di lingua
inglese. Se facciamo accumulare i lavori, finiremo col fare il lavoro di
immedesimazione a metà. Scegli tu.

ciao e buona pasqua.

P
 

.
2
PBPerson was signed in when posted
09-03-2007
05:13 Rome
.
Hi to those who wrote asking for explanations ab out Task 1.

(Official) Task 1 concerns Sections 2 & 3 of How to Interview and is due Friday, March 9th.

This means you are to do the following work.

Section 2: Other Options

Read Sub-Goal A, Appendix B (Nothing to write. Learn the expressions and use them in class.)

Read Sub-Goal B, Appendix C
Write the “yellow” Body Language Checklist (describing the Brit in the video in Appendix A)

Read Sub-Goal C
Write the answer to the two questions on the CRITICAL INCIDENT BETWEEN AN AMERICAN MAN AND A FRENCH WOMAN.

Read Sub-Goal D (don't read Appendix D for now, since you already have people to interview).
View the video “Passport Control” and
Write the answer to the 2 questions. (Don't read my answer – which follows immediately and which I forgot to cover! – until you have finished writing your answers.)

Put into practice Sub-Goal E: like learning and want to take charge of your learning!!


Section 3: Predictions
 
Write your hypotheses and predictions concerning the answers to your group questions.
Read the word of warning about the “knowledge” you obtain through your questionnaire.

And that's all (only four brief paragraphs to write, although a lot to read).

If you have any further problems, use the Bulletin Board, not an eamil, so that everyone can see your answer.

Bye.


P
.
1
PBPerson was signed in when posted
30-09-2006
13:22 Rome


Welcome! Use this Message Board to discuss among yourselves the questions we raise in class, to prepare homework assignments, to organize your group meetings. (You can also write to me.) -- PB


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