.
Ciao Heba, (e ciao agli altri membri del gruppo L, a cui mando per conoscenza),
(e perché la discussione sui voti è un tema centrale del corso, mando anche a tutti i gruppi -- ti ho chiesto, Heba, se potevo, non hai detto di no, quindi spero di interpretare bene il tuo silenzio come assenso,)
anzitutto, dico che hai fatto bene a scrivere. se hai sentito di dover contestare il voto che hai avuto all'esonero orale, hai fatto bene a farlo, perché anche se non sono d'accordo con tutto quello che scrivi, il tuo gesto ci da la possibilità di capirci a vicenda.
Non so se qualcuno ti ha detto invece il contrario. Forse una compagna del corso ti ha telefonato per dire, con voce concitata:
"oddio! oddio!! ma cosa hai fatto, mica puoi contestare un prof, ti boccerà poi, non dovevi dire niente, bisogna accettare quello che fanno i prof perché hanno il coltello dalla parte della manica!!!!!!!!!!! Dovevi stare zitta!!!!!!!!!!!!!! Aiuto!!!!!!!!!!!!!!!!!!"
La mia risposta a queste supposizioni:
Balle!
Anzi, apprezzo il tuo spirito contestatore, anche se vorrei che lo facessi in modo più efficace, meno "zappa sui piedi". mi spiego meglio più avanti.
e già che stiamo facendo l'elogio di chi contesta (costruttivamente), comincio facendoti una contestazione da parte mia.
Giustifichi l'importanza che dai al voto (anche 1 solo punto in più conta) scrivendo:
"Lei ha ragione dicendo che non è il voto a dire quello che realmente so, ma è vero pure che chi avrà 100 avrà più proposte di lavoro di un altro che avrà 80."Mah! Non sono mica d'accordo. E sono in stretto contatto con il mondo del lavoro. Chi va avanti in una società collettivista come l'Italia (complessivamente) è colui o colei che ha parenti, amici, insomma persone che lo/la presentano. Non c'è neanche bisogno a volte delle raccomandazioni vere e proprie, basta che qualcuno lo/la presenti.
Va avanti in seconda battuta colui o colei che sa fare, non importa se il voto alla laurea è 100, 105 o 95. Naturalmente gli uffici Risorse Umane si diffidano di colui che si laurea con 66 (il minino assoluto possibile), vuol dire che egli non ha fatto quasi nulla. E naturalmente apprezzano colui o colei che ha 110 e lode, vuol dire che fa parte del sistema, sta al gioco, fa puntigliosamente quello che il sistema dice di fare all'università e quindi probabilmente farà così con loro. Inoltre è sicuramente una persona culturalmente preparata (seppure non sul versante lingue, ahimé, nel caso dei laureati in lingue) e questo potrebbe tornare utile all'azienda, forse. (Molti studenti 110 e lode lo sono non per arrivismo, ma semplicemente per passione per lo studio, solo che di questa motivazione gli uffici Risorse Umane tengono poco conto.)
Ma nella vasta zona che va tra, poniamo, un 105 e un 95, dove si collocano la stragrande maggioranza dei laureati, per un ufficio Risorse Umane c'è poca differenza. Una laurea ne vale l'alta.
Quindi inutile agitarsi per un punto. (Dico agitarti perché hai preso
2 punti su 5 massimo all'esame orale, se avessi preso 3 non avresti detto nulla, vero?). Perdi tempo a preoccuparti per un solo punto di un solo esercizio quando il tuo voto per il corso dipende da 8 valutazioni (per i
5 tasks e 3 esami). Insomma se fai veramente bene il task #4, tale da meritare un 4 anziché un 3, hai già riguadagnato quel punto perso.
E riflettici: si tratta di UN SOLO punto di UN SOLO esercizio tra 8 per UN SOLO delle 3 componenti del corso (Modulo 1, Modulo 2, Esercitazioni Lettori) di UNO SOLO dei 20 (dicesi 20) e più esami per la laurea. Quindi quel punto in più o in meno non si vedrà più quando si arriverà a fare il calcolo per la laurea. Sarà la differenza tra, poniamo, un 95,00001 e un
95,00002 (che valgono 95 entrambi).
Poi, come dicevo, se non arrivi a 110 (con una media del 29), un
95 vale un 96, un 97, un 98, un 99, un 100.
Quindi a mio avviso NON è vero quello che scrivi, ossia che "chi avrà 100 avrà più proposte di lavoro di un altro che avrà 80." Non è così. Prima perché quel punticino non farà la differenza tra 80 e 100 alla laurea, e nemmeno fra 80 e 81. Secondo perché gli uffici Risorse Umane vogliono vedere quello che sai fare, se sai costruirti il sapere che serve per un determinato posto, etc. e NON il voto della laurea e tanto meno il voto dell'esonero orale dell'esame di una delle tre componenti del corso di Primo Anno di Lingua Inglese. Nessuno saprà mai di quel terribile
2 su 5, che non è stato un 3 su 5, il 4 aprile dell'anno 2007.
Insisto su questo punto, Heba, mica per te soltanto, ma perché molti altri studenti (ad esempio, Leila all'ultima lezione) hanno la stessa preoccupazione. E chi ragiona così si rovina la propria vita e il proprio futuro.
Preoccupandosi del voto, gente così perde di vista se si sta formando realmente o meno. Perde di vista se il corso vale la pena o meno. Perde di vista se il testo che leggono vale la pena approfondire o meno.
Insomma, volendo accumulare voti, danno importanza a tutti i prof, a tutti i corsi, a tutti i libri -- "da prendere per forza sul serio"
(dicono) per avere un voto alto -- e finiscono non sapendo distinguere tra il sapere vivo e il sapere morto. Divengono zombie. Zombie 110 e lode.
Quindi infischiatene. Ma NON infischiarti di quello che stai imparando o non stai imparando. QUELLO devi assolutamente preoccuparti. Non ti deve preoccupare il punto in meno avuto all'esame ma ti deve invece preoccupare -- e assai! -- il corso mal fatto che non ti da nulla, il prof che non prepara la lezione o che non ha niente da dire oltre il libro e quindi che ti fa perdere tempo venendo a lezione. Ecco quello che potresti utilmente contestare, se non fossi così preoccupata per il voto.
Non solo ma potresti contestare anche te stessa che passi tanto tempo a chiacchierare con persone che non valgono neanche la metà di un buon autore, e certamente non ti formano come ti potrebbe formare un buon libro. Perché anche questo atteggiamento contribuisce a far si ché diventi la solita "laureata impreparata" (il tipo di candidata che gli uffici Risorse Umane cercano di scansare, ma non affidandosi ai voti, bensì con metodi di verifica propri).
"ma come?" starai esclamando a questo punto. "mica ci stai dicendo di mollare gli amici e diventare una monaca dedita allo studio??!??!?"
Certamente no. Non dico di mollare tutti gli amici, ma di mollare quelli superficiali, che non sono neanche amici, se ci rifletti bene, quelli con cui ti vedi solo per avere compagnia. Se elimini le fughe da te stessa di questo tipo (nonché i programmi Mediaset i cui canali dovresti togliere dal tuo telecomando) vedrai che ti ritrovi con un sacco di tempo. E così, con il tempo guadagnato, potrai prendere sul serio lo studio ancora di più. Avrai tutto il tempo che serve, nel fare un Task, per andare a ricercare una parola del testo che leggi, di cui non conosci perfettamente il significato. O per andare in Internet per documentarti su un'allusione nel testo che leggi... Proprio le cose che chiedevo all'esame, per capire chi ama studiare e chi invece fa il minimalista.
Quindi fai bene a contestare, sì, Heba -- ma a contestare i corsi che non vanno, i prof che non vanno, le lezioni che non ti formano realmente, fai bene a contestare anche te stessa che sciupi il tuo tempo, ma i voti NO! contestare quei piccoli miseri numericini, MAI!
Perché, vedi, Heba, i voti sono zuccherini che i prof danno per coprire il fatto che il loro corso magari non vale niente, intanto se danno tanti zuccherini (voti) la gente non si lamenta perché interessata solo ai voti e loro possono andare avanti così.
del resto, anche se un prof dà voti bassi, ottiene lo stesso risultato (se la gente si lamenta per avere un voto più alto). perché così facendo, la gente da credito al corso e a ciò che viene verificato in sede di esame.
i voti sono sonniferi della mente, ricoperto di zucchero. Non ti lasciare drogare da quella roba. e, per favore, educhi i tuoi genitori in tal senso.
Ora per la sostanza della tua contestazione,
scrivi:
"non credo che sia stato un voto deciso nel modo corretto perché non si può giudicare un esonero orale in soli 5 minuti."sono d'accordo. gli esami sono sempre arbitrari. non posso giudicarti equamente in 8 minuti 45 secondi (ti ho mandato la registrazione della vostra conversazione, la durata è quella, puoi cronometrarla).
Ma anche se fosse stata 2 volte di più, 16 minuti come gli altri gruppi (in media), il mio voto, quale che sia, sarebbe stato ugualmente arbitrario. Perché non è assolutamente possibile sapere quello che sa uno studente con una o due domande a casaccio. Soprattutto se ricercatissime, come al nostro esonero orale (ma c'è un motivo che spiega perché faccio domande ricercatissime, come vedrai leggendo quell'altro testo per l'esame finale, "Il Perché degli Esami").
Comunque per legge devo fare un esame perché rilascio un titolo. Si potrebbe fare diversamente, a patto di lottare per cambiare i regolamenti, ma i principali interessati (voi studenti) li accettate per tradizione, non aprite bocca e, soprattutto, non immaginate metodi di valutazione alternativi. Contestate di non aver avuto un punto in più, ma non il sistema degli esami. E quindi nei consigli devo star zitto se dico le cose che ho scritto nel testo "Il Perché degli Esami", i colleghi mi dicono "basta con questi discorsi, sei solo tu a dire che ci sia un problema, agli studenti interessa solo il voto".
Beh, che ti debbo dire? Contenti voi...
Ed ecco perché quella lunga tirata all'inizio di questa email, chiedendoti di riflettere su COSA contesti (un altra volta, semmai, parlerò del COME lo fai, ci sarebbe da ridire anche su quello). Perché a me sembra che con il tipo di contestazione che fai, stai dalla parte dei professori, non degli studenti. consenti ai professori di dire nei consigli quello che ho appena riportato. dando credito ai voti, sorreggi il loro potere.
accetti tacitamente il sistema.
scrivi:
"Il mio gruppo, L, è stato l'unico gruppo che ha dovuto svolgere l'esonero in così poco tempo mentre altri gruppi hanno avuto un tempo minimo di 15 minuti fino ad un massimo di 30 minuti."è vero. ma ti assicuro, anche in quelli due esami da mezz'ora, i voti erano ugualmente ingiusti. mi accorgevo -- mentre letteralmente sparavo i voti alla fine -- che almeno in certi casi erano ingiusti. Solo che non sapevo quello che sarebbe stato giusto e non c'era il tempo per fare ulteriori domande.
comunque non mi arrendo al sistema degli Esami e dei voti. devo fare un esame orale con un voto? bene, lo faccio. ma...
ma lo faccio diventare insignificante, contando tutti i miei esami messi insieme (i due esoneri più l'esame finale) per solo un terzo del voto finale. I due terzi li gestite voi studenti in base alle attività che fate. Quindi se non avrai un buon voto finale, te la dovrai prendere con te stessa, che avrai fatto le 5 attività con meno impegno di quanto potevi fare.
scrivi:
"Lei predica dicendo che il sistema italiano è sbagliato quando in realtà lei oggi è stato il primo a non rispettare noi studenti"ti prego, Heba, non mi mettere parole in bocca. non ho mai detto "italiano" o "sbagliato". ti spiego subito perché.
il sistema non è italiano, è mondiale. per fortuna ci sono delle sub-culture "alternative" all'interno della diffusissima cultura mondiale del Voto -- e ce ne sono sempre state: leggi Socrate (antico Grecia), Agostino (l'Africa dopo l'impero romano), Rousseau (la Francia del '700), Piaget (la Svizzera ai nostri giorni) per nominare solo 4 autori. E non si tratta di teorizzazioni e basta. Le idee che oggi chiamiamo "insegnamento costruttivista" sono stati messe in pratica, e da sempre, anche in Italia da Maria Montessori (inizio '900), da Lorenzo Milani (metà '900), Danilo Dolci (fine '900), ecc. quindi anche l'Italia ha avuto e ha le sue correnti alternative, in mezzo ad un consenso generale per gli esami e per i voti, come dappertutto . Quindi non si può dire che il problema sia un problema "italiano". E non lo dico.
poi non dico che il sistema tradizionale sia "sbagliato". anzi, dico che è ottimo, azzeccato, perfetto, per ottenere i risultati a cui mira:
--TRASMETTERE conoscenze (anziché farle costruire dagli studenti),
-- INCULCARE nozioni (anziché abituare gli studenti alla ricerca di risposte a domande che imparano a porsi),
-- SOTTOMETTERE gli intelletti e le volontà ad un ordine gerarchico di sapere e di autorità (anziché farli diventare, come voleva l'umanesimo --
quello vero -- gli arbitri dello scibile umano e pertanto eticamente responsabili del sapere che creano per se stessi e per gli altri.)
in altre parole, non dico che il "sistema" sia "sbagliato", anzi, se il sistema attuale fosse davvero contrario a ciò che vogliono i ceti dominanti, sarebbe stato spazzato via da tempo. invece perdura, quindi per loro è perfettamente funzionale. e che cosa vogliono i ceti dominanti?
i ceti dominanti vogliono -- com'è naturale, come vorresti probabilmente te se TU fossi un'imprenditrice, un Prefetto, un'azionista o una finanziatrce, una proprietaria terriera, ecc .-- persone intellettualmente capaci ma subalterni ed arrendevoli, perché così ti lasciano comandare. ed è proprio questo ciò che formano le università "moderne", ridisegnate nell'800: funzionari delle sovrastrutture capaci ed arrendevoli -- da giovani impauriti del voto, divengono impiegati impauriti del rimprovero o del licenziamento, ecc., pronti a far tutto quello che viene richiesto.
in questa ottica, NON dico che il sistema sia sbagliato: è perfetto (dato le sue finalità). Ma dico che quelle FINALITA' sono contestatili sul piano politico, poiché contribuiscono a creare una società sono apparentemente democratica. in pratica, è una questione politica: che tipo di società (e quindi che tipo di rapporti nell'università) vogliamo?
quindi, cara contestatrice, attenta alle parole che mi attribuisci. riporta fedelmente il mio pensiero, non travisarlo -- (1.) non dico che il problema sia "italiano", è mondiale. (2.) non dico che il sistema "sbaglia", ecco perché non propongo di aggiustarlo con questo o quel rimedio -- dico che sbagliano i ceti dominanti della nostra società che, per non avere problemi, vogliano una università formatrice di intelletti subalterni. in sostanza, per me sono quei ceti dominanti che "sbagliano", sono loro che vanno cambiati. e si può lottare per cambiare loro facendo cambiamenti dentro l'università, cambiamenti che diano una chiara visione della società diversa in cui vogliamo vivere.
ora basta con le precisazioni. arriviamo alla sostanza.
per rispondere all'addebito che mi fai, sì è vero, non ho rispettato i tempi e quindi il tuo gruppo ha avuto meno tempo degli altri durante il suo esonero orale.
non ho calcolato i tempi usando il cronometro (che pure avevo portato ma che ho scordato di tirare fuori) in modo da fare ogni gruppo negli 8 minuti che il tuo gruppo ha avuto. (8 minuti per 15 gruppi fa 2 ore in tutto, la durata prevista). Mi dispiace.
tecnicamente non siete stati "penalizzati" in assoluto perché in assoluto avevo previsto 8 minuti per gruppo e 8 avete avuto. Ma è anche vero che gli altri gruppi hanno avuto 2 o 3 volte di più.
Inoltre, eccedendo con loro, vi ho fatto aspettare fino alla chiusura della facoltà. (e ho perso un film per il quale avevo un appuntamento). Che vuoi fare, sono uno sregolato. Ti chiedo scusa.
"ci ha fatto aspettare fino alle 20,"vedi sopra
"e già è una cosa inaccettabile, per farci un esame di 5 minuti e accontentarci di un 2/5. Le sembra giusto?"8 minuti 45 secondi e poi per il voto vedi sopra.
"Perché quando alle ore 17 si è accorto che eravamo in ritardo, perché lei stava ancora al gruppo D, non ha rimandato gli ultimi gruppi direttamente al 16 aprile AMMETTENDO il fatto che non ce l'avrebbe fatta a fare l'esame a tutti?"L'ho detto, evidentemente era fuori l'aula. Ho detto che i gruppi che volevano pazientare, potevano passare in giornata, anche a costo di fare l'esame nella mia stanza alla chiusura delle aule. gli altri potevano presentarsi il 16 aprile, in quanto sposterò l'inizio del secondo modulo al 18 aprile. il tuo gruppo non l'hai sentito, evidentemente.
poi concludi scrivendo:
"Comunque non sto a raccontarle minuto per minuto la giornata di oggi perché anche lei sa come è andata dato che era lì presente, quindi aspetto una sua risposta con la speranza che lei si faccia un esame di coscienza e si renda conto di quanto sia stato ingiusto nei confronti di TUTTO il gruppo L!"Mi sono fatto un esame di coscienza e, riconoscendo la disparità di trattamento (meno tempo degli altri gruppi) posso offrirvi questa soluzione -- se volete: potete ridare la prova il giorno 16.
E passare per primi. Con 20 minuti d'orologio a disposizione.
Vi va?
Ora immagino di nuovo quella vocina concitata che ho imitato all'inizio di questa lunga email. quella amica che, panicando, sta probabilmente dicendo: "oddio! oddio!! ma se ci ripresentiamo, e per 20 minuti interi, quello lì ci boccia, si arrabbia e ci boccia, no no no no, sta attenta ci boccia."
La mia risposta alla vocina è la stessa che ho detto all'inizio:
Balle!
Quindi vedete un po' voi.
Ciao e buona pasquetta.
P
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Edited 09-04-2007 13:54